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"Continueremo il processo di pace come se non ci fosse il terrorismo combatteremo il terrorismo come se non ci fosse il processo di pace"

   

 

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SPI a Bologna

Nel maggio 2008 si è costituito a Bologna un gruppo interessato a diffondere le tesi sostenute da Sinistra per Israele anche in Emilia Romagna. La prima iniziativa che si è ritenuto utile organizzare per farci conoscere è stata la partecipazione con uno stand alla Festa Provinciale dell’Unità di Bologna, lo scorso settembre.

La nostra presenza alla Festa ha destato parecchio interesse da parte dei visitatori, molte persone si sono fermate a parlare con noi, a chiedere informazioni. E molti, bisogna dirlo, erano stupiti nel leggere quanto sostenuto nel manifesto di Sinistra per Israele, abituati all’idea di una Israele che occupa, colonizza ed è succube delle volontà americane.

Nella giornata conclusiva della nostra presenza alla festa, domenica 14 settembre, abbiamo organizzato un incontro/ conferenza dal titolo “Israele. Una storia di tutti”, che ha visto la partecipazione del segretario nazionale on. Emanuele Fiano, e del prof. Claudio Vercelli, autore del volume “Israele. Storia dello Stato: dal sogno alla realtà (1881-2007)”.

Il nuovo gruppo bolognese si è riunito diverse volte e in occasione di una manifestazione organizzata a Bologna dai sindacati sui fatti di Gaza di gennaio, ha diffuso un comunicato stampa pubblicato sulla stampa locale.  Ha inoltre partecipato a incontri pubblici sul dibattito Israele – Palestina.


Un Keshet speciale dedicato ad Amos Luzzatto per il suo ottantesimo compleanno

HANNO COLLABORATO

Stefano Levi Della Torre, pittore e saggista; professore alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano.

Alisa, Gadi e Michele Luzzatto: i figli di Amos.

Laura Voghera Luzzatto, scrive poesie.

Talia Pecker Berio, professore di musicologia e storia della musica, Università degli studi di Siena.

Piero Fassino, leader nazionale del Partito Democratico; fondatore di Sinistra per Israele.

Khaled Fouad Allam, docente di sociologia del mondo musulmano e di storia delle istituzioni dei Paesi islamici all’Università di Trieste.

Paolo De Benedetti, biblista; docente di ebraismo alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, Milano.

Marina Sartorio, traduttrice; ha collaborato a Lamed, la rivista di dialogo del Lehrhaus (il centro di dialogo ebraico-cristiano, oggi ebraico-cristiano-islamico) di Zurigo.

Yonatan Bassi, esponente del movimento dei kibbutzim religiosi; ha collaborato con alcuni governi israeliani.

Roberto Della Rocca, direttore del dipartimento Educazione e cultura dell’Unione delle comunità ebraiche italiane.

Piero Stefani, biblista; docente di filosofia della religione, Università degli studi di Ferrara.

Enzo Cervelli, già professore ordinario di storia del Rinascimento.

Massimo Giuliani, professore di studi ebraici ed ermeneutica filosofica, Università degli studi di Trento.

Renata Segre, storica; ha curato l’edizione documentaria sugli ebrei in Piemonte durante l’Antico regime (The Jews in Piedmont, 3 voll.) e pubblicato saggi sulla condizione degli ebrei al tempo della Controriforma e dell’Inquisizione.

Giulio Giorello, professore di filosofia della scienza, Università degli studi di Milano.

Salvatore Natoli, professore ordinario di filosofia teoretica, Università degli studi di Milano.

Gioachino Pistone, valdese, membro del comitato esecutivo del Segretariato Attività Ecumeniche (S.A.E.).

Brunetto Salvarani, teologo; direttore del periodico QOL; docente alla Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna.

Paolo Naso, giornalista e docente di Scienza politica all'Università la Sapienza di Roma; collabora con l'Istituto Religioni e culture della Pontificia Università Gregoriana. La sua ultima pubblicazione è Come una città sulla collina. Le radici puritane del movimento per i diritti civili negli Usa, Claudiana, Torino 2008.

Giovanni Bianchi, dirigente politico, Partito Democratico; già presidente nazionale delle Acli e fondatore del Partito popolare italiano, è stato deputato dal 1994 al 2006.

Bruno Segre, storico, saggista, direttore di Keshet.

Elena Sala, luganese, insegnante.

I CONTRIBUTI

Amos visto da vicino

Una lettera di Alisa, Gadi e Michele Luzzatto, 9

Poesia

Murazzi - Dicembre di Laura Voghera Luzzatto, 12

Perché è inopportuno recitare il Mea culpa

Lettera aperta (e mai spedita) a Barbara Spinelli di Talia Pecker Berio,  15

La pubblicistica italiana, quando sceglie di occuparsi del conflitto israelo-palestinese, indulge al giudizio lapidario, alla predica e a una visione schematica e miope della complessa condizione di entrambi i popoli. Soltanto l’ascolto attento di una moltitudine di voci individuali di ambedue le parti può svelare all’osservatore esterno la viva complessità del conflitto. Il non tenere conto di tale complessità fa sì che tutte le critiche, tutte le invocazioni di valori quali giustizia, colpa e perdòno non hanno alcun valore costruttivo.

Intransigenza morale, cultura rigorosa

Amos, costruttore di ponti fra ebrei e sinistra di Piero Fassino, 21

Se la sinistra italiana, almeno nelle sue organizzazioni politiche e sindacali principali, ha imparato a riconoscere nell’ebraismo una delle radici delle sua stessa identità e ha acquisito una capacità di lettura più corretta ed equilibrata della questione mediorientale e dei diritti di Israele, un contributo essenziale va certamente ascritto ad Amos Luzzatto, alla sua autorità morale e alla sua tenacia pedagogica, tesa a cercare il dialogo e il confronto con ogni interlocutore, anche il più ostico e lontano.

Ridare un senso alla parola ‘fratellanza’

A sud delle nostre inquietudini di Khaled Fouad Allam, 25

Memore dei forti legami d’amicizia che egli era solito intrattenere con ebrei nella natìa Algeria, Khaled F. Allam rileva che la scomparsa dal nostro vocabolario della parola ‘fratellanza’ traduce un inaridimento dell’umanità, la quale appare ormai incapace di vedere se stessa, come se qualcosa, al suo interno, fosse morto. Occorre ricuperare quella sostanza interiore che ci aiuta a gettare sugli altri uno sguardo d’amore, a ricostruire un mondo in cui popoli e culture possano imparare insieme, e soprattutto imparino a vivere insieme.

I ricordi di un ‘compagno di banco’

Il nostro Maimonide di Paolo De Benedetti, 27

In Amos, cui lo lega un antico sodalizio, Paolo De Benedetti sente d’avere incontrato il suo, il nostro Maimonide, il Maimonide dell’ebraismo italiano contemporaneo, il Maimonide che, soprattutto tra i non ebrei che guardano all’ebraismo, svolge la funzione di ‘guida dei perplessi’, là dove la ‘perplessità’ va vista non in una prospettiva scettica ma in un progetto, in un andare avanti, in un credere di non essere arrivati, che, anche per chi non è un credente di ferro, ha in sé una prospettiva messianica.

‘Come eravano’ in Europa

Haman-tashen di Marina Sartorio, 31

Sullo sfondo della plurisecolare calunnia antigiudaica di ‘omicidio rituale’, l’impegno teso a individuare anche in àmbito ebraico tradizioni, usanze, atteggiamenti anti-goyim può essere disagevole (in quanto dà frutti che gli antisemiti di ogni sorta considereranno prelibati), ma è operazione necessaria se si vuole che tra ebrei e cristiani ci si conosca meglio: non già per riattivare spirali d’odio, bensì per dialogare, per potere forse un giorno anche reciprocamente sorridere di ‘come eravamo’ (al passato!) ostili gli uni verso gli altri e come siamo, almeno un po’, cambiati.

Shadal, maestro di etica

Compassione e osservanza nell’ebraismo italiano di Yonatan Bassi, 35

Generosità, solidarietà, apertura: sono questi i caratteri salienti che Y. Bassi, un israeliano figlio di ebrei italiani, ritrova nella visione religiosa ed etica di Samuel David Luzzatto (Shadal), figura storica di eccezionale spicco dell’ebraismo italiano. “La compassione nell’ebraismo è generale,”, scriveva Shadal, “come quella di Dio. È rivolta a tutte le creature: Non c’è gruppo al di fuori di questa legge, perché tutti gli uomini sono fratelli, secondo la Legge dell’ebraismo, sono figli di un unico Padre”.

Le insidie dell’idolatria

Non ci saranno per te altri dei al mio cospetto di Roberto Della Rocca, 47

La cultura degli ebrei non è per nulla aliena dalla produzione di immagini. “Avodà zarà”, letteralmente “culto straniero”, è la definizione con cui la tradizione ebraica indica non tanto l’oggetto dell’idolatria quanto, piuttosto, quei comportamenti dettati da una confusione identitaria che si traducono, spesso, in tentativi di captazioni totemiche. Non è quindi l’immagine in sé a essere idolo. Una stessa figura può essere idolo o meno, a seconda delle modalità di interazione che si instaurano con essa.

Un Maestro legge la Bibbia

Amos interpreta il Cantico dei cantici di Piero Stefani, 53

Non si comprende davvero lo Shir ha-Shirim se non si coglie nel suo simbolismo il primato del femminile. Le indicazioni che Luzzatto offre a questo proposito (in una sua Lettura del 1997) sono chiarissime: nel Cantico, l’unica figura a dare voce all’amore è Shulamit. L’Amato è lì, è bellissimo, sembra raggiunto, ma poi fugge. Letto in modo simbolico, il Cantico contiene una drastica denuncia anti-idolatrica. Se il nostro camminare ci portasse a Dio, la meta non sarebbe l’Amato: il sentiero ci condurrebbe solo a un idolo costruito dalle nostre mani.

Da Gerusalemme a Leontopoli

Come nacque la Sibilla ebraica di Enzo Cervelli, 59

Quando Antioco IV Epifane sconsacrò il Tempio di Gerusalemme (167 a.e.v.), i sommi sacerdoti oniadi trovarono rifugio nell’Egitto tolemaico dove diedero vita a un nuovo tempio a Leontopoli. Interprete dell’urgenza, sentita da quella diaspora ebraica, di rendersi intelligibile da parte di un Egitto amico, e mosso dall’esigenza di perorare la conversione dei gentili, un anonimo pio ebreo si impegnò a ideare, in lingua greca, una Sibilla ebraica, mettendo a frutto il prestigio di cui le Sibille godevano allora in tutto il bacino del Mediterraneo.

Sul dialogo ebraico-cristiano

Indicazioni halakhiche di Rav Joseph B. Soloveitchik di Massimo Giuliani, 69

In un saggio del 1964 Rav Joseph B. Soloveitchik, discendente da un’illustre dinastia rabbinica lituana e attivo per molti anni a Boston, ammoniva gli ebrei a non avventurarsi nel dialogo teologico con i cristiani, ma a limitarsi a collaborare con loro su questioni di natura sociale o economica. In realtà, era l’assimilazione quella che il Rav paventava per gli ebrei – che allora erano pochi e deboli – e perciò intendeva spingerli a incontrare i cristiani su un terreno tale da far intendere alla cultura occidentale che non erano indifferenti ai problemi morali della società in cui vivevano.

Un medico a Venezia tra Due e Trecento

Elia da Ferrara e la sua biblioteca di Renata Segre, 75

A cavallo tra Due e Trecento, per quasi mezzo secolo il medico ebreo Elia da Ferrara fu suddito veneziano, con presenze documentate a Creta e a Capodistria oltre che a Venezia, dove morì nel 1326. Grazie a ricerche archivistiche, abbiamo notizia della ricca biblioteca medica che Elia possedeva, della quale egli stesso redasse l’inventario che qui si dà in allegato. Nelle intenzioni del compilatore, questo catalogo doveva servire a evitare che gli esecutori testamentari, incapaci di apprezzare debitamente il valore dei manoscritti da lui raccolti, li svendessero.

A proposito di tolleranza

Lo spirito giusto di Giulio Giorello, 87

Amos Luzzatto, attento alle dinamiche di un’Europa coinvolta negli odierni grandi processi di migrazione, ripropone in Il posto degli ebrei (2003) la questione della tolleranza, la quale è sempre tolleranza di ciò che “cade fuori dalla norma”. In una visione strutturalmente pluralistica e laica, Luzzatto guarda con interesse alla “Europa di quelle genti che vi abitano e che sono disponibili a unirsi a coloro che vi giungono migrando, in una cornice nuova, che ripudia egemonie e discriminazioni, favorendo la più ampia circolazione di idee”.

Cura di sé, amore per gli altri

Homo homini Deus di Salvatore Natoli, 93

Ogni individuo non può istituirsi come soggetto se non nel rapporto con gli altri, non può riconoscersi come ‘io’ se non nell’essere partner di qualcuno, nell’essere capace di accettazione e di rifiuto, nell’essere soggetto desiderante e insieme titolare di decisione. Il governo di sé e il rapporto con gli altri sono momenti distinti e insieme integrati di una stessa dinamica, di un medesimo processo. Stare al mondo significa condividere la terra nella reciproca accoglienza.

Alle sessioni estive del S.A.E.

I cristiani ecumenici imparano l’ebraismo da Amos di Gioachino Pistone, 101

Ogni anno, dall’estate 1987, Amos Luzzatto rende disponibili la sua sapienza e la sua profonda dimestichezza con i testi e le fonti dell’ebraismo per offrire a varie centinaia di esponenti delle diverse confessioni cristiane la possibilità di accostarsi alle ricchezze della cultura ebraica, facendo loro intendere la necessità che tale cultura divenga patrimonio comune anche del mondo cristiano pur mantenendo ciascuno, necessariamente, la propria specificità e la propria diversità.

Dialogo cristiano-ebraico

Per una nuova Carta di Seelisberg sulle orme di Renzo Fabris di Brunetto Salvarani, 107

Nel 1982, trentacinque anni dopo la pubblicazione della Carta di Seelisberg, Renzo Fabris, uno dei pionieri cattolici del dialogo cristiano-ebraico, stilò, con l’obiettivo di suscitare un dibattito, una nuova Carta in dieci punti, convinto com’era che, per approfondire il valore del rapporto tra Chiesa e popolo d’Israele, occorresse ancora fare molta strada. Alla distanza di un quarto di secolo, la nuova Carta suggerita da Fabris conserva intatta la sua attualità giacché indica obiettivi che sono ancora in buona misura da realizzare.

Tra laicità e pluralismo

Comunità di fede e spazio pubblico di Paolo Naso, 113

Una società pluralista non cresce con la moltiplicazione di ghetti chiusi. Implode. Il pluralismo richiede scambio, comunicazione, dialogo. È un processo dinamico che va ben oltre la semplice registrazione delle differenze. Le comunità di fede possono svolgere un ruolo importante nell’àmbito della definizione di ciò che oggi chiamiamo – laicamente – politiche sociali. Le varie fedi, infatti, sono portatrici di sensibilità, valori ed esperienze che possono utilmente arricchire e innervare dei processi politici significativi.

Acli: gli Incontri ebraico-cristiani di Ferrara

Gerusalemme nel dialogo tra Pino Trotta e Amos Luzzatto di Giovanni Bianchi, 121

Pino Trotta, il compianto promotore degli incontri ebraico-cristiani che le Acli da anni tengono a Ferrara, sognava Gerusalemme, dove peraltro non andò mai. Perciò se la faceva raccontare da Amos: la Gerusalemme dei libri, quella fantasticata dai chassidim, di Martin Buber e di Rosenzweig. Le pietre stavano tutte nella testa di Pino, a modo suo. Affascinato. Impenitente revisionista. Perso nel suo sogno sul confine della realtà: davvero “testardo catecumeno”.

Medio Oriente tra realtà e auspici

Nel dialogo la speranza di Bruno Segre, 131

Nel tentare l’accesso alla modernità e alla democrazia, quali difficoltà, quali problemi, quali particolari ostacoli incontrano i vari Paesi e gruppi nazionali che abitano il Medio Oriente? A queste e ad altre domande rispondono dialogicamente – appuntando l’attenzione soprattutto sulla delicata questione dei rapporti tra religione e politica – l’israeliano Shlomo Avineri e l’iraniano Ramin Jahanbegloo: due intellettuali di notevole spessore, che conducono tra loro un serrato colloquio nel segno della sincerità critica e di una comune ricerca della verità.

D’estate, una sera

L’istantanea mancata di Elena Sala, 143

LE ILLUSTRAZIONI

p. 8: Stefano Levi Della Torre - Giacobbe in lotta con l’angelo (disegno a tratto con dedica, composto specialmente per questa Festschrift).

Tutte le altre illustrazioni del fascicolo riproducono opere di Rembrandt (grafica e dipinti)

p. 20: Ritratto di rabbino

p. 23: Samuel Manasse ben Israel

p. 24: Giuseppe narra i suoi sogni

p. 30: Abramo scaccia Agar

p. 46: Abramo accarezza Isacco

p. 52: L’ebreo con il berretto a tuba

p. 57: Elieser e Rebecca

p. 58: Giacobbe chiede a Labano la liberazione

p. 99: Il trionfo di Mardokhai

p. 100: Davide si concilia con Absalom

p. 106: Il sacrificio di Isacco

p.143: Ebrei nella sinagoga

p.144: Il violinista cieco


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